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Museo di Mineralogia
 


Museo di Mineralogia di Napoli
 
Il Museo, parte dei quattro antichi Musei Scientifici del'Università napoletana, è collocato nella Biblioteca tardo-seicentesca del Collegio Massimo dei Gesuiti. Esso fu inaugurato all'inizio dell'Ottocento da Ferdinando IV, re di Napoli, che con la moglie aveva indetto un concorso per scienziati di mineralogia. Ed è proprio dalle raccolte di reperti dei primi vincitori del concorso, che deriva il germe delle collezioni mineralogiche del Museo, esposto come Collezione Generale. Si tratta di circa seimila campioni reperiti dai ricercatori che i Borbone inviarono, alla fine del Settecento, nei più importanti bacini minerari europei e che sono ritenuti per il loro pregio e per la loro rarità particolarmente preziosi. Alla collezione iniziale furono aggiunte alcune raccolte negli anni successivi. Il criterio espositivo segue il principio classificatorio di Strunz, per cui i campioni sono suddivisi in nove categorie. Troviamo allora il primo gruppo di fosfuri, nitruri, carburi, elementi nativi e leghe, il secondo con antimoniuri, tellururi, bismuturi, solfuri, arseniuri e seleniuri, il terzo con alogenuri, il quarto con ossidi e idrossidi, il quinto con borati, carbonati e nitrati, il sesto con cromati, solfati, wolframati e molibdati, il settimo con vanadiati, arseniati e fosfati, l'ottavo con i silicati, e il nono con i composti organici. La successiva sezione è dedicata alle pietre dure ed espone i pezzi in tre bacheche che troviamo nel corridoio. Questi campioni sono proposti secondo un percorso che mette in evidenza i passaggi da pietra grezza a pietra lavorata, di valore ornamentale. Si passa dalla prima teca, che contiene campioni grezzi, alla seconda, che presenta le pietre semilavorate, tra le quali sono presenti due geodi di agata che, contenendo un liquido, se scossi fanno rumore. Nella terza bacheca, invece troviamo i lavori degli artigiani napoletani, come il coperchio da astuccio di marmo, sul quale sono incastonate, a raffigurare fiori, malachite, lapislazzuli, madreperla, turchese, agata corniola e cammei finissimi, tipici della tradizione artigiana di Napoli. In relazione a questo tipo di lavorazione, possiamo ammirare, attraverso i pezzi esposti, il processo di realizzazione dei cammei, oltre a monili preziosi e oggetti di uso quotidiano. Nel Museo è presente anche una collezione di goniometri usati per lo studio dei cristalli, che rappresenta l'evoluzione delle apparecchiature scientifiche mineralogiche da metà Ottocento a metà Novecento. Un'altra raccolta, che troviamo esposta nel Vestibolo è quella dei Grandi Cristalli, acquisiti tra gli anni '60 e gli anni '70, tra i quali spiccano per importanza i due enormi cristalli di quarzo ialino provenienti da un filone pegmatitico del Madagascar. Tra gli altri pezzi esposti in questa sezione, possiamo ammirare una grande varietà di cristalli, come quello di tormalina della varietà pappagallo, e quello di quarzo ialino con abito prismatico, che presenta sulle facce altri sei cristalli di quarzo e termina con due romboedri. Altre sezioni del Museo sono dedicate alla collezione dei minerali fluorescenti, alla collezione vesuviana, che comprende circa 200 campioni di specie differenti provenienti dal complesso vulcanico del Monte Somma-Vesuvio, quella dei cristalli artificiali, sviluppati esperimenti di cristallogenesi, quella del medagliere, che comprende medaglie otto e novecentesche realizzate con la lava vesuviana, quella dei meteoriti, tra i quali è presente un esemplare di ottaedrite a lamelle medie e una una tectite proveniente da Budweiss, quella dei tufi campani, che contiene campioni moltro rari, provenienti per la maggior parte dalla Tufara di Fiano, presso Nocera.

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