Museo di Paleobotanica ed Etnobotanica dell'Orto Botanico
Luogo: Napoli Indirizzo: Via Foria, 223 Telefono: 081/449759-081/455654 Giorni di apertura: Lunedi, Martedi, Mercoledi, Giovedi, Venerdi Sito Web: Museo di Paleobotanica ed Etnobotanica dell'Orto Botanico Tipologia: Naturalistici Visitato: 2791 volte
Museo di Paleobotanica ed Etnobotanica dell'Orto Botanico di Napoli
Il Museo è allestito all'interno del Castello, una costruzione seicentesca parte dell'Orto Botanico. Le collezioni della sezione Paleobotanica sono esposte nell'ingresso e nei primi due ambienti che incontriamo. Si tratta di un insieme di reperti botanici in rappresentanza dell'arco cronologico che parte dal Siluriano per giungere all'era contemporanea. L'allestimento prevede una sezione iniziale che illustra i processi di fossilizzazione e i criteri usati per la nomenclatura e lo studio dei fossili. In questo settore possiamo vedere anche la ricostruzione di un esemplare di Lepidodendron sp. Sternberg. Nel primo locale, invece, è stato ricostruito in ferro e vetroresina un albero filogenetico tridimensionale, alto due metri e mezzo e largo tre metri, allo scopo di chiarire i meccanismi attraverso i quali i gruppi principali di piante terrestri compaiono e si evolvono. Il percorso si sviluppa poi con reperti di piante vascolari antiche, equiseti, felci, licopodi, conifere, progimnosperme, cicadee, bennettitee, angiosperme e pteridosperme, affiancati da riproduzioni in cotto che rappresentano le fasi successive dell'evoluzione del seme, partendo dalle forme affini alle Rhyniopsida. Altre teche sono invece riservate alla Paleoclimatologia, e alla Paleopalinologia. Il percorso procede attraverso la seconda sala, dove possiamo ammirare due esemplari notevoli come il campione silicizzato di Psaronius sp. Cotta e il fossile di Latanites sp. Massalongo, che si è originato da una palma dell'Eocene. La sezione di Etnobotanica, allestita nei tre locali che seguono, propone una raccolta di manufatti realizzati con materie vegetali che provengono da Amazzonia, Borneo, Sumatra, Filippine e Messico. I reperti esposti sono illustrati da cartellini che riportano, oltre al nome scientifico e quello locale delle piante utilizzate per la costruzione dell'oggetto, il suo nome indigeno e le sue modalità di uso. In questa sezione possiamo trovare una grande quantità di materiale originario di Mindoro, un'isola delle Filippine. L'allestimento propone vetrine contenenti le piante che costituiscono la materia prima con la quale sono stati realizzati gli oggetti e le fibre vegetali derivate da esse. Tra i manufatti, sono rappresentati, ad esempio, oggetti usati in agricoltura dalla popolazione Hanunoo, nell'ambito della coltura a rotazione, oltre a una raccolta di strumenti musicali, con chitarre e violini. Questi strumenti presentano una cassa armonica ricavata da un singolo pezzo di Radermachera pinnata (Blco.) Seem., mentre le corde sono state realizzate con capelli umani. Possiamo poi trovare oggetti come i lukà, ovvero contenitori per preparati tonici di Piper betel Blanco, semi di Areca catechu e foglie di Nicotiana tabacum L., attrezzature utilizzate per il lavoro della tessitura, compresa l'illustrazione delle fasi di realizzazione e il meccanismo di funzionamento di un telaio, manufatti impiegati per la caccia, tra i quali arpioni trattati con con linfa di Antiaris toxicaria Lesch., che li rende velenosi. Un altro interessante utensile per la caccia è la lancia realizzata con il legno di Diospyros sp., da cui si puo estrarre la punta. Vanno menzionati i reperti provenienti da Sumatra, che comprendono una canoa fabbricata con il legno di Shorea sp. e oggetti utilizzati nei rituali di guarigione. Anche nella sezione dedicata ai manufatti del Borneo possiamo trovare oggetti impiegati per la medicina sciamanica come il feticcio in legno di Eusideroxylon. zwageri T. & B., mentre la sezione messicana presenta soprattutto oggetti di uso comune, realizzati in fibre di palme come Brahea dulcis Mart. e Sabal mexicanum Mart., e in fibre di Agave. Tra i reperti amazzonici vanno menzionati sprattutto i campioni che rappresentano le colture principali della zona, come Manihot esculenta Crantz, da cui si ottiene la farina di cassava, e Paullinia cupana H., B. & K., che produce semi da cui si ricava una bevanda simile al caffè.